Quantcast
Delitto di Giarre: la storia di Giorgio Giammona e Toni Galatola
Vai al contenuto
Iscriviti alla nostra newsletter

Seguici sui nostri canali

NEWSMONDO #CANALI

Delitto di Giarre: la storia di Giorgio Giammona e Toni Galatola

Polizia rilievi prove scientifiche

La storia del delitto di Giarre: Giorgio Agatino Giammona e Antonio “Toni” Galatola, trovati uccisi il 31 ottobre 1980, la confessione ritrattata di un tredicenne e un caso rimasto senza colpevoli.

Il delitto di Giarre è uno dei casi irrisolti più dolorosi della cronaca siciliana e un passaggio decisivo nella storia del movimento per i diritti delle persone omosessuali in Italia. Il 31 ottobre 1980, nelle campagne del comune catanese, furono ritrovati i corpi di Giorgio Agatino Giammona, 25 anni, e Antonio Galatola, detto Toni, di appena 15.

I due erano scomparsi il 17 ottobre, quattordici giorni prima. Vennero trovati nella zona della Vigna del Principe, distesi l’uno accanto all’altro e raggiunti entrambi da un colpo di pistola alla testa. A Giarre erano conosciuti come “i ziti”, i fidanzati, ma quel soprannome conviveva con insulti, derisioni e una condanna sociale quotidiana.

Le indagini passarono rapidamente dall’ipotesi del doppio suicidio a quella dell’omicidio-suicidio. Il ritrovamento della pistola lontano dai cadaveri e parzialmente interrata rese però quelle ricostruzioni incompatibili con la scena. Poco dopo, un nipote tredicenne di Toni confessò di avere sparato, per poi ritrattare e dichiarare di essere stato spinto ad assumersi la responsabilità.

Nessuno è mai stato processato o condannato per l’uccisione di Giorgio e Toni. Il duplice omicidio resta giudiziariamente irrisolto, ma è diventato il simbolo di una società nella quale due ragazzi potevano essere considerati motivo di disonore soltanto perché vivevano apertamente il loro legame.

Polizia locale
Polizia locale – newsmondo.it

Delitto di Giarre: due settimane di ricerche e una pistola lontana dai corpi

Giorgio e Toni si erano conosciuti nel corso del 1980. Provenivano da famiglie e contesti differenti, ma avevano iniziato a mostrarsi insieme in pubblico. La loro vicinanza era conosciuta in paese e veniva osservata attraverso il filtro di un’omofobia radicata. Giorgio, in particolare, era bersaglio di un’espressione offensiva in dialetto che lo indicava come un omosessuale ormai pubblicamente riconosciuto.

Quando i due sparirono, il paese partecipò alle ricerche. I loro cadaveri furono poi trovati in una zona che era già stata perlustrata. La posizione dei corpi e una lettera rinvenuta sul posto indirizzarono inizialmente gli investigatori verso il suicidio concordato. Si parlò successivamente di un omicidio-suicidio compiuto dal più grande dei due.

La pistola, però, non era accanto ai ragazzi. Venne recuperata a distanza dai corpi, parzialmente nascosta nel terreno. Anche la posizione dei cadaveri e la traiettoria dei proiettili crearono dubbi sulla possibilità che uno dei due avesse ucciso l’altro prima di togliersi la vita.

La svolta arrivò nei giorni dei funerali. Francesco Messina, nipote tredicenne di Toni, dichiarò di avere premuto il grilletto. Raccontò che Giorgio e Toni gli avrebbero chiesto di ucciderli, arrivando a minacciarlo perché eseguisse la loro volontà. La confessione fornì una soluzione immediata a un’indagine che stava attirando l’attenzione dei giornali di tutta Italia.

Il ragazzo ritrattò quasi subito. Disse di essersi accusato dopo le pressioni ricevute durante gli interrogatori. Aveva meno di quattordici anni e, secondo la legge italiana, non poteva essere imputato. Non ci fu quindi un processo capace di verificare in contraddittorio la confessione, la ritrattazione e gli elementi raccolti sulla scena.

Nessun processo, il silenzio di Giarre e la nascita di Arci-gay

La confessione del tredicenne non risolse realmente il delitto. Restavano da chiarire la provenienza dell’arma, il luogo esatto in cui i ragazzi erano stati uccisi, la presenza dei corpi in un’area già controllata e le incongruenze tra la scena e il racconto attribuito al ragazzo. Dopo la ritrattazione non emerse un’altra ricostruzione giudiziaria capace di portare un adulto davanti a un tribunale.

Negli anni successivi si consolidò l’ipotesi di un delitto omofobo, maturato in un ambiente che non accettava la relazione tra Giorgio e Toni. Alcune inchieste giornalistiche hanno ricondotto il duplice omicidio anche alla logica del disonore familiare e hanno interpretato il tredicenne come un possibile capro espiatorio, scelto perché non imputabile. Nessuna di queste ricostruzioni ha però prodotto una sentenza o l’identificazione giudiziaria dell’assassino.

Dopo i funerali, sui nomi dei due ragazzi cadde un lungo silenzio. La loro morte, tuttavia, provocò una reazione immediata tra gli attivisti. A Catania nacque un nuovo nucleo del FUORI!, il Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano. Il 9 dicembre 1980, poco più di un mese dopo il ritrovamento dei corpi, venne costituito a Palermo il primo collettivo dell’Arci dedicato alla cultura e ai diritti omosessuali, dal quale si sarebbe sviluppata Arcigay.

Il delitto costrinse per la prima volta una parte rilevante dell’opinione pubblica italiana a confrontarsi con le conseguenze concrete della discriminazione. Giorgio e Toni non erano più soltanto “i ziti” additati dal paese: diventavano il volto di due vite spezzate dentro un contesto che aveva trasformato il loro legame in una colpa.

Leggi anche
Mario Roggero: il video del gioielliere che uccise due ladri durante una rapina

Riproduzione riservata © 2026 - NM

ultimo aggiornamento: 15 Luglio 2026 9:55

Mario Roggero: il video del gioielliere che uccise due ladri durante una rapina

nl pixel